Occhi secchi: non tutte le lacrime artificiali sono uguali
Occhi secchi: non tutte le lacrime artificiali sono uguali
Bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, arrossamento, occhi stanchi o una vista che ogni tanto sembra appannarsi e poi torna nitida dopo qualche ammiccamento.
Sono disturbi molto comuni e spesso vengono genericamente associati alla secchezza oculare.
In realtà, quando parliamo di occhio secco, parliamo di una situazione che può avere origini diverse. Non sempre, infatti, il problema è semplicemente quello di “avere poche lacrime”: può essere alterata anche la loro qualità oppure possono evaporare troppo velocemente.
A cosa servono le lacrime?
Il film lacrimale ricopre continuamente la superficie dell’occhio e svolge diverse funzioni: la mantiene lubrificata, la protegge e contribuisce anche alla qualità della visione.
Per questo, quando il film lacrimale diventa instabile, possiamo avvertire fastidio ma anche notare una visione meno nitida o più variabile durante la giornata.
Tra i sintomi più frequenti troviamo bruciore o pizzicore, sensazione di corpo estraneo o di “sabbia” negli occhi, arrossamento, affaticamento, sensibilità alla luce e una visione che tende ad appannarsi.
Il problema può diventare particolarmente evidente durante l’uso prolungato di computer e smartphone oppure con le lenti a contatto.
Curiosamente, anche un occhio che lacrima molto può essere un occhio secco: l’irritazione della superficie oculare può infatti provocare una lacrimazione riflessa, abbondante ma non necessariamente efficace nel mantenere stabile il film lacrimale.
Perché gli occhi diventano secchi?
Le cause possono essere numerose e spesso più fattori si sommano tra loro.
L’età, alcuni farmaci, l’ambiente secco o climatizzato, il vento, il riscaldamento, l’uso delle lenti a contatto e alcune condizioni generali possono contribuire al problema.
Un ruolo importante lo hanno anche le nostre abitudini visive.
Quando lavoriamo a lungo davanti a un computer, utilizziamo uno smartphone o siamo molto concentrati in un’attività da vicino, tendiamo ad ammiccare meno frequentemente e, a volte, in modo incompleto. Il film lacrimale viene quindi rinnovato meno efficacemente e la superficie dell’occhio può diventare più facilmente secca e irritata.
Lacrime artificiali: quale scegliere?
La prima reazione, quando gli occhi bruciano o sembrano secchi, è spesso quella di acquistare un collirio lubrificante.
Può essere utile, ma è importante sapere che i sostituti lacrimali non sono tutti uguali.
Molti contengono acido ialuronico, una sostanza in grado di trattenere acqua e contribuire all’idratazione e alla lubrificazione della superficie oculare. Anche all’interno di questa categoria, però, esistono formulazioni e concentrazioni differenti.
In altri casi può essere utile una formulazione che contenga anche una componente lipidica. La parte più esterna del film lacrimale è infatti ricca di lipidi e ha, tra le altre, la funzione di limitare l’evaporazione delle lacrime. Quando questa componente non è sufficientemente efficace, aggiungere semplicemente acqua non sempre risolve il problema.
Esistono poi prodotti più fluidi e altri più viscosi. Gel e formulazioni più dense rimangono generalmente più a lungo sulla superficie dell’occhio, anche se possono provocare per qualche momento un leggero appannamento della visione.
Esistono inoltre spray oculari o perioculari, utilizzati soprattutto in alcune situazioni in cui si vuole intervenire sulla componente lipidica e sul comfort della superficie oculare.
Un altro aspetto importante è la presenza di conservanti. Quando un sostituto lacrimale deve essere utilizzato frequentemente o per periodi prolungati, vengono generalmente preferite formulazioni senza conservanti.
Non esiste quindi necessariamente “il collirio migliore”: esiste quello più indicato in base alle caratteristiche dell’occhio e, soprattutto, al tipo di alterazione del film lacrimale.
Non sempre basta mettere una goccia
Quando la secchezza oculare è frequente o persistente è importante cercare di capire perché si presenta.
In alcuni casi il problema riguarda prevalentemente la componente acquosa della lacrima; in altri è soprattutto evaporativo ed è collegato alla componente lipidica prodotta dalle ghiandole presenti nelle palpebre.
Anche lo stato delle palpebre, la qualità dell’ammiccamento, l’ambiente di lavoro e le ore trascorse davanti agli schermi possono avere un ruolo importante.
Per questo la gestione dell’occhio secco può comprendere, oltre ai sostituti lacrimali, una corretta igiene palpebrale, impacchi caldi quando indicati, una maggiore attenzione all’ammiccamento e alcuni accorgimenti nell’ambiente in cui lavoriamo.
Qualche buona abitudine
Durante un’attività prolungata al computer può essere utile concedersi brevi pause, cambiare periodicamente distanza di osservazione e ricordarsi di ammiccare in maniera completa.
È utile anche evitare che il flusso diretto di condizionatori, ventilatori o riscaldamento arrivi sugli occhi e mantenere, quando possibile, una buona umidità negli ambienti.
Per chi utilizza lenti a contatto, una sensazione di secchezza crescente durante la giornata può inoltre essere un segnale da non trascurare: materiale della lente, geometria, ricambio, modalità di utilizzo e caratteristiche del film lacrimale devono lavorare insieme.
Quando è meglio approfondire?
Se il fastidio compare occasionalmente, un sostituto lacrimale adeguato può essere sufficiente.
Quando invece bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo o appannamento diventano frequenti, oppure si sente la necessità di utilizzare continuamente un collirio, è utile approfondire la situazione della superficie oculare e del film lacrimale.
Se compaiono dolore importante, forte arrossamento, secrezione, marcata sensibilità alla luce o un improvviso calo della vista, è invece opportuno rivolgersi al medico oculista.
La secchezza oculare, quindi, non è sempre semplicemente una questione di “mancanza di lacrime”. Capire quale componente del film lacrimale non funziona correttamente è il primo passo per scegliere la soluzione più adatta.
In AB Optic
Nel nostro centro possiamo osservare il film lacrimale, valutare la qualità dell’ammiccamento e considerare insieme le abitudini visive, l’ambiente di lavoro e l’eventuale utilizzo di lenti a contatto.
L’obiettivo è capire meglio da dove nasce il fastidio e individuare gli accorgimenti o il sostituto lacrimale più adatto alla situazione, indirizzando al medico oculista quando i sintomi richiedono un approfondimento da parte dell’oftalmologo.
Alberto Basso

